Per capire la straordinarietà di Kevin Keegan che sarà definito all’unanimità Re su praticamente tutti i campi solcati, bisogna partire da lontano sia temporalmente sia geograficamente e bisogna saper fantasticare.
Si perché bisogna immaginare un ragazzetto inglese basso e quasi tarchiato di 13-14 anni, che a metà degli anni’60 frequenta un college di Doncaster, con una capigliatura perennemente ondulata e un’attitudine eccezionale a vari tipi di sport. Infatti Kevin pratica con successo il mezzofondo nell’atletica, è capitano della squadra di cricket e gioca distrattamente come ala destra nella selezione di football del college. In questa marea di allenamenti, gare e tutto ciò che comporta praticare contemporaneamente tre sport ad un discreto livello, seppur nelle categorie giovanili, a metter chiarezza ci pensa una suora; è proprio la religiosa Suor Mary, direttrice del college a dimostrare di avere un occhio lunghissimo e ad indirizzare il piccolo e già all’epoca dotato di folti basettoni, Kevin a concentrarsi esclusivamente al calcio. Keegan ricorderà questa raccomandazione nel momento più fortunato (e remunerativo) della sua grande carriera.
Già in questo episodio il ragazzo di Armthorpe, nel sud dello Yorkshire, dove nacque il 14 Febbraio 1951 ci fa capire che c’è qualcosa di speciale e che lui non è come gli altri ragazzi inglesi e non sarà come gli altri calciatori inglesi.
A livello professionistico lo inizia a dimostrare nella stagione 70/71 dove esplode nello Scounthorpe Utd, club di quarta divisione nella quale milita tra giovanili e prima squadra per 4 anni.
Durante il mercato alla fine di quella stagione circolano già grandi nomi per il ragazzo che ha i capelli da bassista punk (Leicester, Arsenal solo per citarne due) ma poi alla fine la spunta sempre lui: a Bill Shankly bastano pochi colloqui con lo Scounthorpe, a cui vanno circa 35000 sterline e forse uno solo col ragazzo che, incantato dal blasone dei Reds e dal contratto proposto dal manager di 50 sterline a settimana, sceglie rapidamente di correre ad Anfield.
Ed è su quella fascia destra sotto la Kop che diventerà the King e mostrerà a tutti che non è necessario avere una capigliatura squadrata, pensare più a colpire le gambe dell’avversario che il dannato pallone per essere il più forte, praticamente l’unico modo di affrontare l’avversario per l’ottanta per cento dei giocatori d’oltremanica di quel tempo e citiamo ad esempio il Leeds di Don Revie perché vale per tutti gli altri.
Ma lui no è agile, guizzante, elegante, dà del tu al pallone, segna e fa segnare ed è perfetto per la maglia dei Reds perché lui vuole sempre vincere senza soluzione di continuità ogni partita, ogni pallone, ogni contrasto. Lo vuole per sé, per la squadra e anche per papà Joe, minatore vecchio stampo.
Grazie soprattutto all’ affiatamento con il compagno di reparto John Toschak, nel 1973 arriva il double campionato – Coppa Uefa, nel ’74 la FA Cup e la Charity Shield e nel ’76 di nuovo campionato- Coppa Uefa e questa volta si aggiunge una seconda Charity Shield.
Keegan è imprescindibile e con tutto il Liverpool si afferma indiscutibilmente come protagonista nel panorama inglese e europeo e dopo cinque anni, la voglia di vedere e capire com’è il calcio fuori dal regno di Sua Maestà, la sensazione di aver dato quasi tutto a quella maglia numero 7, il re della Kop fa un annuncio a sorpresa che manda fuori di testa i sostenitori Reds. Se ne va. A fine della stagione 76/77 andrà all’Amburgo, in Bundesliga per provare una nuova avventura.
Ovviamente scese dal trono nell’immaginario dei tifosi ma solo per poco tempo, infatti ci ritornerà dopo pochi mesi e stavolta nessuno potrà detronizzarlo per l’eternità. Il Liverpool conquista sia il campionato che l’adorata Coppa dei Campioni; Keegan lascia il segno in tutte le partite, inclusa la finale con i fortissimi tedeschi del Borussia Moenchengladbach dove annienta un eccezionale marcatore come Berti Vogts (risultato finale 3-1). Sente di aver portato al traguardo un obiettivo fondamentale per la sua vita calcistica e non solo. Quindi firma un contratto stellare, il più ricco d’ Europa, penserà a Suor Mary e anche qui incanterà il pubblico tedesco e non solo vincendo la Bundesliga al primo tentativo nel 1979 e l’anno dopo arriva di nuovo all’atto finale della coppa regina ma stavolta il matrimonio non si compie: tra re e regina si intromette il Nottingham Forrest di Brian Clough che si porta a casa la coppa con un 1-0 di misura. A conferma della grandezza del suo estro Kevin Keegan si aggiudica ben due edizioni consecutive dell’ambito pallone d’oro (1978 e 1979) e potrebbe anche recriminare per un terzo trionfo quando nel ’77 arrivo secondo da campione d’Europa dietro il danese Allan Simonsen.
Nel 1980 tornò in Inghilterra e prima di ritirarsi trascorse due anni al Southampton e due al Newcastle e in entrambe le esperienze si rivelò ancora implacabile sotto porta. Ottimo score anche con la nazionale dei tre Leoni dove in nove anni marcò 21 reti in 63 presenze e fu anche capitano in diverse occasioni.
Dal 1991 in poi cominciò una buona carriera da allenatore tra Newcastle (da ricordare il secondo posto nel 95/96 e l’acquisto di Alan Shearer) e Fulham (qualificazione alla Coppa Uefa) a cui seguì una non entusiasmante esperienza alla guida della nazionale inglese da cui si dimette nell’Ottobre del 2000 dopo una sconfitta con la Germania e una magra figura agli Europei belgo-olandesi. Termina l’esperienza da manager con un’esperienza al Manchester City e poi di nuovo al Newcastle senza squilli particolari.
Nonostante una carriera di livello europeo come calciatore e buone esperienze da allenatore è innegabile che Kevin Keegan è diventato il re, The King al Liverpool ed è con quella maglia che è rimasto nell’immaginario collettivo come una grande ala destra degli anni 70, impareggiabile per agilità e imprevedibilità, affermandosi come leggenda nella storia dei Reds.




